Nel mondo degli sport di combattimento il wrestling occupa un posto particolare per le proprie caratteristiche principali, che non sono sempre apprezzate da tutti: a favore si possono citare la grande spettacolarità della disciplina, che si traduce anche con un grande uso di corde, paletti e manovre aeree, e l’azione anche fuori dal ring, cosa che non si vede in altre discipline di combattimento. I principali critici della WWE e della TNA, le due principali federazioni di wrestling, sottolineano invece come con gli anni si sia assistito a una sempre maggiore importanza della parte recitata a discapito della parte lottata, con gli atleti chiamati sempre più a svolgere il ruolo di attori in storie già create e scritte su misura per loro. Anche quest’ultimo aspetto richiama ulteriori critiche: nelle maggiori federazioni anche i match veri e propri sono scritti e preparati in precedenza e i wrestler si limitano ad eseguire un copione preideato.

 

Negli altri principali sport di combattimento le cose tendono ad essere diverse: si va dall’uso o meno di determinati colpi o parti del corpo per passare al permesso o meno di usare prese. Vediamo qui di seguito un paio di questi sport.

Boxe

pugili

La nobile arte, la storia del combattimento, è uno sport che esiste sin dall’antichità e che ha avuto le sue regole attuali addirittura già nel 1865. Nella boxe si possono usare solamente i pugni, i pugili devono indossare i guantoni e l’incontro è suddiviso in un determinato numero di riprese. Nel caso in cui nessuno dei due atleti vinca per KO, sono i giudici di gara a decidere chi ha meritato il successo ai punti. La boxe è uno degli sport che in assoluto ha dato più al cinema (i vari episodi di Rocky, Toro Scatenato, Million dollar baby tra i tanti altri) ed ha creato i personaggi con la fama più durevole: pugili come Muhammad Ali, George Foreman, Mike Tyson, Floyd Mayweather Jr., Manny Pacquiao, Joe Louis e Sugar Ray Robinson riempiono ancora adesso i discorsi degli appassionati nonostante alcuni di questi abbiamo combattuto addirittura negli anni ’50. Negli anni più recenti la boxe aveva perso un po’ di smalto a causa della mancanza di pugili capaci di coinvolgere ed emozionare il pubblico sia a livello di azione che di carisma ma l’ultimo campione mondiale sembra poter dare nuova linfa alla boxe: il britannico Anthony Joshua, infatti, con la vittoria del 29 aprile sull’ucraino Wladimir Klitschko ha riunificato i titoli di tre federazioni e pare avere la giusta faccia per rivitalizzare il pugilato.

Mixed martial arts

pugili e al ginocchio

Questa è la faccia nuova degli sport di combattimento, nata nei primi anni del ventesimo secolo ed esplosa in maniera improvvisa ma decisissima nei primi anni 2000. Le Mixed Martial Arts (anche abbreviate MMA) sono uno sport che permette l’uso sia di tecniche di percussione (pugni, gomitate, ginocchiate, calci) che di prese, leve e strangolamenti, portando così la possibilità di mettere sullo stesso ring atleti provenienti da discipline diverse. Ad oggi si associa il concetto di MMA alla federazione più importante sulla scena mondiale, la UFC, che ha trovato le basi economiche per emergere e diventare prodotto di massa, con tanto di eventi a pagamento (pay per view) e star riconosciute a livello mondiale, come l’irlandese Conor McGregor e l’americana ex judoka Ronda Rousey, capace di affermarsi poi anche nel cinema grazie ad apparizioni in “I Mercenari 3” e “Fast and Furious 7”. L’elemento di maggior riconoscimento della UFC è la particolare forma del ring, a 8 lati e circondato da una gabbia metallica, al cui interno possono stare solo lottatori ed arbitro.